Bruno Luigi's profileTHE SPECIAL BLOGPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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THE SPECIAL BLOG"...e mi ritrovo a vivere in un Paese all'incontrario...dove tutto precipita perché qui nessuno sbaglia mai..." May 23 23-05-1992: Per non dimenticareCi sono stati uomini che hanno scritto pagine Appunti di una vita dal valore inestimabile Insostituibili perché hanno denunciato il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra di faide e di famiglie sparse come tante biglie su un isola di sangue che fra tante meraviglie fra limoni e fra conchiglie... massacra figli e figlie di una generazione costretta a non guardare a parlare a bassa voce a spegnere la luce a commentare in pace ogni pallottola nell'aria ogni cadavere in un fosso Ci sono stati uomini che passo dopo passo hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno con dedizione contro un'istituzione organizzata cosa nostra... cosa vostra... cos'è vostro? è nostra... la libertà di dire che gli occhi sono fatti per guardare La bocca per parlare le orecchie ascoltano... Non solo musica non solo musica La testa si gira e aggiusta la mira ragiona A volte condanna a volte perdona Semplicemente Pensa prima di sparare Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare Pensa che puoi decidere tu Resta un attimo soltanto un attimo di più Con la testa fra le mani Ci sono stati uomini che sono morti giovani Ma consapevoli che le loro idee Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole Intatte e reali come piccoli miracoli Idee di uguaglianza idee di educazione Contro ogni uomo che eserciti oppressione Contro ogni suo simile contro chi è più debole Contro chi sotterra la coscienza nel cemento Pensa prima di sparare Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare Pensa che puoi decidere tu Resta un attimo soltanto un attimo di più Con la testa fra le mani Ci sono stati uomini che hanno continuato Nonostante intorno fosse [tutto bruciato Perché in fondo questa vita non ha significato Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato Gli uomini passano e passa una canzone Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione Che la giustizia no... non è solo un'illusione Pensa prima di sparare Pensa prima dì dire e di giudicare prova a pensare Pensa che puoi decidere tu Resta un attimo soltanto un attimo di più Con la testa fra le mani Pensa. March 30 PALESTINA LIBERA...INTIFADA!!!
Traduzione di INTIFADA (Ska-P)
Sei milioni di ebrei sterminati nel modo piu crudele Un genocidio imperialista dagli eserciti fascisti, dalla storia bisogna imparare Le vittime si sono trasformate nei boia...ci si è scambiati i ruoli Colonizzando territori palestinesi, attentando nuovamente alla ragione MORTI MORTI NEL NOME DI CHI? MORTI MORTI DI ISRAELE MORTI MORTI NEL NOME DI CHI? MORTI MORTI DI JHAVE Cosa faresti tu se ti cacciassero da casa tua senza il diritto di aprire bocca Calpestando la tua cultura,sommerso nella pazzia x aver perso la dignità La Palestina soffre in esilio l’opulenza di Isarele Di un governo prepotente, preparato per la guerra, da chi sai già tu MORTI MORTI NEL NOME DI CHI? MORTI MORTI DI ISRAELE MORTI MORTI NEL NOME DI CHI? MORTI MORTI DI JHAVE Pietre contro proiettili...una nuova Intifada in Cisgiordania,Gaza o Gerusalemme CHI POTEVA PENSARLO? CHE DAVID FOSSE GOLIA CHI POTEVA PENSARLO? CHE DAVID FOSSE GOLIA Intifada,Intifada Intifada,liberazione Non confondere la mia posizione, sono ateo e non credo in nessun dio Non giudico le persone per la razza,la cultura o la merda di religione Condanno solo la sofferenza, l'ingiustizia e l'abuso di potere La Palestina è sottomessa alla più stupida delle guerre, la sazietà di Israele MORTI MORTI NEL NOME DI CHI? MORTI MORTI DI ISRAELE MORTI MORTI NEL NOME DI CHI? MORTI MORTI DI JHAVE Pietre contro proiettili una nuova Intifada in Cisgiordania,Gaza o Gerusalemme CHI POTEVA PENSARLO? CHE DAVID FOSSE GOLIA CHI POTEVA PENSARLO? CHE DAVID FOSSE GOLIA November 18 SARETE SEMPRE CON NOI(video di cicero+camillo)
Sarete sempre con noi (di Camillo Anzoini)
Dall’ombra della Reggia a Teramo il tragitto non è lungo. Trasferte, chilometricamente, peggiori sono state già fatte ed altre ce ne saranno. Il cielo è grigio sopra Caserta. Dal cielo iniziano a cadere le prime gocce. Sono le lacrime di una città intera che si muove verso la nuova meta. Non smette mai, non un secondo, di piovere; il cielo è sempre più plumbeo verso la città abruzzese. Sono tutte le lacrime di un popolo che, nonostante tutto, si muove ancora per onorare le sue vittime e la maglia juventina. Non passa un singolo secondo in cui il pensiero non ci porti a Gigi, Paolo, Gianluca e Manu che non sono più tra noi; non passa un secondo che il pensiero non ci conduca ai piccoli guerrieri Andrea e Rosario ancora in ospedale per vincere la partita più importante della loro vita. A volte pensiamo che è inutile essere fisicamente a Teramo quando il cuore e la mente sono coi nostri concittadini distrutti dal dolore. Lungo la strada incrociamo il pullman, a due piani, dell’Inferno Bianconero. E lì capiamo che è giusto esserci; è il vero ed unico modo per dimostrare nuovamente gratitudine verso i quattro angeli bianconeri. Non si può non andare ed i trecento chilometri scivolano via velocemente. Non smette un secondo di piovere. La temperatura scende vertiginosamente ma il freddo esterno non lo puoi sentire quando è più forte quello che hai nel cuore. Neanche in Siberia avremmo sentito i gradi in meno.
Il Pala Scapriano si materializza tra un banco di nebbia e l’acquazzone. Fa freddo, ma nessuno lo sente. La Juvecaserta entra in campo per il preriscaldamento e viene accolta dagli applausi sinceri dei sostenitori teramani. Iniziano a comparire i primi striscioni di solidarietà (quello dei ragazzini della Virtus Termoli ndr) e le prime sciarpe bianconere. Gli abbracci tra casertani durano un’eternità; il dolore lo leggi negli occhi di ogni singolo sostenitore bianconero che entra nel palazzetto. Ognuno regala coraggio all’altro. Gli atleti hanno indossato la maglietta preparata dall’Inferno (“I nostri colori ci uniscono per un motivo in più: quattro angeli ci guardano da lassù”). Il cuore si fa sempre più piccolo. Un saluto ai gladiatori bianconeri ed allo staff dirigenziale, una sigaretta dietro l’altra per cercare di non pensarci. Il tempo non passa mai. Si ferma, di colpo, all’ingresso dell’Ibn: sventolio di vessili ed altre magliette da far indossare ad ogni casertano presente. Sia esso un tifoso od un cronista. Tutti hanno la maglietta. Il minuto di raccoglimento, poi, è straziante. Moltissimi visi vengono rigati dalle nuove lacrime. I rivali Amoroso e Moss applaudono la curva bianconera, tutta Teramo si alza per il giusto plauso, le teste dei giocatori juventini sono basse, il giovanissimo Porfido piange e poi parte il coro dell’Inferno. Quel semplice e commovente: “Sarete sempre con noi, sarete sempre con noi, sarete sempre con noi, non vi lasceremo mai” è il finale. Poi la partita, ma ai casertani presenti poco importava l’esito. Contava esserci per dare un altro saluto ai quattro angeli bianconeri. Camillo Anzoini Introduzione a Teramo-Caserta (di Fabio Testa)
Il destino a volte, fa brutti scherzi.
Ti lascia attonito, senza parole, ma proprio quando sembra che il mondo ti crolli addosso, è quello il momento di trasformare il dolore in voglia di vincere, le lacrime in sudore e vincere questa partita. A Teramo per l'innocenza di Paolo, A Teramo per il sorriso di Gigi, A Teramo per la passione di Manu, A Teramo per la grinta di Gianluca. L'imperativo è reagire e continuare a vivere quel sogno che anche loro avrebbero voluto inseguire SARETE SEMPRE CON NOI...
NON VI DIMENTICHEREMO MAI
November 11 ONORIAMO I NOSTRI 4 ANGELICaserta piange i suoi 4 angeli PAOLO, LUIGI, GIANLUCA ed EMANUELA, che x sempre rimarranno nei nostri cuori. Vivere nel ricordo di chi resta non è morire.
I funerali si terranno mercoledi alle ore 10 (Duomo). Tutta Caserta deve partecipare per far sentire il suo affetto alle famiglie che per un'assurda fatalità hanno perso i loro cari. Il nostro ricordo però non dovrà finire domani, ma dovrà rimanere tale per sempre nei nostri cuori. Il Messicano: Ci deve essere tutta Caserta... lo meritano i 4, lo meritano le loro famiglie, lo meritano le persone che stanno soffrendo, lo merita la Juve...
Cico: C'è poco da dire in questi casi....poco da pensare. IBN '89: ANCHE DA LASSU' ONORERETE I NOSTRI COLORI Baso: Di Caserta ho apprezzato pregi e difetti, mi son preso a cornate, ho gioito magari in silenzio, ho provato a capire, spesso non ci sono riuscito, anche sforzandomi in una realtà tanto diversa da quella in cui la maggior parte di noi vive. Non migliore o peggiore, diversa. Ma una cosa mi rimarrà sempre stampata nella mente la capacità di questa gente di sentirsi quotidianamente una famiglia, di affrontare i problemi prendendosi per mano magari senza essersi mai visti prima, tutti sotto una stessa bandiera, che fondamentalmente può avere i colori della città o della juve, ma di colori non ne ha, perchè accetta, critica, ma spesso a differenza di tanti vuole essere rispettata perchè rispetta. Penso che ci siano momenti della vita in cui appartenere a un qualcosa che puoi chiamare famiglia dia un senso alla vita stessa, al di là di colori, bandiere, appartenenze politiche o geografiche. Caserta ci riesce, noi nordisti troppo spesso non abbiamo il coraggio di metterci a nudo. Unito nel dolore, sinceramente, perchè come voi ho la morte nel cuore Salvatore Sibillo: Penso a quando andavamo al Palamaggiò a vedere la JuveCaserta e non c'era uno che nn ti salutava..ti conoscevano tutti...ricordo di come orgoglioso mi indicavi dei bambini...e mi dicevi:lo vedi quello?lo alleno io...!!..e loro che t vanivano vicino per salutarti...e poi "oggi abbiam vinto un altra gara"..siamo troppo forti! Mai un passo indietro (IBN 89): Da Domenica mattina ognuno di noi prova sentimenti ed emozioni continue e contrastanti..la tragedia accaduta ci sconvolge..per chi conosceva e chi no ..certe immagini rimarranno indelebili..solcano il cuore..instupidiscono talmente è il dolore che arrecano..e la cosa piu' terribile è ke nn esiste una spiegazione razionale..me la sono chiesta..ce la siamo chiesta 1000000 volte da domenica..ma c'è una sola spiegazione ..Destino..atroce..beffardo..fatale..ma nn ce ne sono altre..e senza cadere in alcun tipo di retorica..se ripensi a tanti esseri schifosi che sono in giro..e ripensi ad un ragazzino di 14 anni che è morto e la cui unica colpa era amare il basket..come tutti noi del resto..se ripensi ad un genitore amorevole morto perkè ,come dovrebbero fare tutti,seguiva la passione del figlio per vederlo crescere..se ripensi ad una donna di 46 anni che ha trascurato i suoi di figli per crescerne altri 1000000 in tanti anni e trasmettere l'amore per questo splendido sport..se ripensi ad un ragazzone di 27 anni che viveva per il basket..beh.. a me viene da kiedere solo il nostro Dio come puo' permettere tutto cio'..dov'è che guarda..cosa decide..e in base a cosa decide...da credente e avendo ricevuto un'educazione cattolica devo rassegnarmi..e pensare che lassu' deve esserci qualcosa di meraviglioso..qualcosa che dia un senso a questa e tante altre tragedie..ma quello che mi domando è se le famiglie colpite torneranno mai un giorno a 'vivere' ..o se.. ..come credo..sopravviveranno soltanto..
October 24 Introduzione ad Annozero (di Marco Travaglio)L'Italia dei tagli...quelli che si fanno e non dovrebbero essere fatti...e quelli che non si fanno e si dovrebbero fare
Ritratti d'autore (di Marco Travaglio)Gentile direttore, ai sensi della legge sulla stampa le chiedo di rettificare l'affermazione diffamatoria scritta da Marco Travaglio nel suo articolo a pagina 11 dell'Unità di venerdì 17. Dopo avermi definito «biondo mechato» (falsità trascurabile) egli scrive che io avrei subito «una caterva di processi persi, con abbondanti risarcimenti dei danni ai pm di Mani pulite per le balle diffamatorie che lui rovescia loro addosso da una vita». Ebbene, il mio casellario giudiziale non riporta nessuna (ripeto: nessuna) condanna penale da parte dei pm di Mani Pulite. L'unico risarcimento che compare nel mio casellario, inoltre, per decisione del tribunale di Trento, è un modesto risarcimento a beneficio dell'avvocato Giuseppe Lucibello per quanto scrissi in un mio libro del 1997.
Filippo Facci Ai sensi della legge sulla stampa, mi felicito per l’intuito di Facci che, mai nominato nel mio articolo, s’è riconosciuto nel “biondo mechato” e nella “Yoko Ono di Craxi”. Si vede che è fisionomista. Purtroppo è altrettanto smemorato sulle sue cause perse e i suoi processi penali. Finora non ho mai voluto usare, per polemizzare con questo o quel collega (o sedicente tale), i processi per diffamazione. So bene, anche sulla mia pelle, che sono incerti del mestiere poco rilevanti (salvo che riguardino parlamentari: nel qual caso, se le sentenze non sanzionano legittime opinioni, ma falsità conclamate, è giusto che gli elettori sappiano). Anche perché, per smontare le balle di chi mente sapendo di mentire, non c’è bisogno delle sentenze: basta conoscere i fatti. Come quando Facci venne ad Annozero a sostenere che Mangano non era mai stato condannato per mafia: fui costretto a rammentargli che era stato condannato in due processi istruiti da Falcone e Borsellino a 13 anni di reclusione per associazione a delinquere con la mafia e traffico di droga. Ma ora, visto che il mèchato naturale ci tiene tanto, mi corre l’obbligo di rinfrescargli la memoria. Il suo casellario giudiziale non riporta “un modesto risarcimento”. Riporta una condanna penale definitiva per il reato di diffamazione per il libro “Di Pietro, biografia non autorizzata” (Mondadori), a 500 mila lire di multa e 10 milioni di provvisionale, più le spese, decisa dalla Cassazione il 20 novembre 2002. Dunque il Facci che l’altro giorno mi dava del “pregiudicato” (falsamente: la mia condanna è solo in primo grado) è, lui sì, un pregiudicato. Quanto al “modesto risarcimento”, Facci non pagò i 25 milioni di provvisionale inflittigli in primo grado, anzi scrisse sul Foglio che li avrebbe spesi “in droga, orge, donne, financo uomini, piuttosto che darli a Lucibello”. Così si vide pignorare pure il Bancomat. E, nella successiva causa civile persa in primo grado, dovette pagare (lui o, più probabilmente la Mondadori, cioè Berlusconi) altri 50 mila euro all’avvocato diffamato, più 10 mila di spese legali e riparazione pecuniaria. Alla faccia del “modesto risarcimento”. Quando, nel processo penale, il pm gli domandò dove avesse tratto le notizie diffamatorie sul lavoro di Lucibello a Vallo della Lucania, lui tentò di sostenere che il suo era “giornalismo di costume”, “descrizione pittoresca” di “fatti comici”; ma poi, messo alle strette, il presunto comico dovette ammettere: “Non ho svolto un approfondimento particolarmente intenso…mi sono rifatto a un paio di racconti e alla pubblicistica peraltro scarsa… qualcosa ho letto, qualcosa mi è stato detto, dovrei fare una disamina parola per parola…non sono mai andato a Vallo della Lucania”. Poi concluse che quel “passaggio non lo giudicherei diffamatorio neanche se fosse falso”. Il pm, allibito, domandò: “Ma lei ha fatto verifiche sul passato dell’ avv. Lucibello?”. Risposta: “Non so cosa significhi ‘verifica del passato’…”. Un figurone. Altri 10 mila euro di danni il nostro ometto ha sborsato (lui o il suo santo protettore) in sede civile a Enzo Biagi, per averlo insultato sul Giornale dopo che era stato cacciato dalla Rai, già molto anziano e malato, chiamandolo “il non-giornalista per tutte le stagioni” e accusandolo di confezionare “insulsi brodini” e “insipide sbobbe” (sentenza del Tribunale di Milano, 12 luglio 2006, non appellata e dunque definitiva). Poi c’è una sfilza quasi interminabile di processi persi, in sede civile e penale, contro il pool Mani Pulite, che era solito diffamare a maggior gloria della sua carriera nel gruppo Fininvest. Se non sono giunti in Cassazione, e talora nemmeno a sentenza, è per un motivo molto semplice: Facci (anzi, il suo spirito guida) è solito pagare subito il risarcimento dei danni, ottenendo la rimessione delle querele. Lui dice che le transazioni avvengono regolarmente “senza il mio consenso”: segno che qualcuno decide e paga per lui (indovinate un po’ chi), anzi forse lo paga per diffamare. Ma poi, in calce alle lettere con le richieste di transazione ai denuncianti e le promesse di pagare i danni, compare regolarmente la firma autografa di Facci. Che firmi in stato di letargo? Non si tratta, beninteso, di opinioni negative sul Pool, magari orrende, ma legittime. Si tratta di balle a getto continuo, sempre all’insegna del motto professionale: “Verifica? Non so cosa significhi”. Per esempio le cause intentategli dagli ex pm Di Pietro (rimborsato tre volte in via transattiva), Davigo (idem, tre volte), e poi ancora Colombo e Ielo. Per una diffamazione contro Borrelli, Facci fu condannato in primo grado e in appello, poi in Cassazione lo salvò la prescrizione, ma il risarcimento danni fu confermato e pagato. Facci subì poi due processi, uno penale e uno civile, su denuncia dell’ex gip Andrea Padalino, diffamato a proposito del processo Caneschi. Nel primo, Facci fu condannato a 3 mesi e 30 milioni dal Tribunale di Brescia per un articolo sul Giornale in cui aveva - scrivono i giudici - “dolosamente sottaciuto o colposamente ignorato” fatti decisivi per la ricostruzione del caso e scritto “evidenti elementi di falsità”, anche perché le sue fonti erano “unicamente… la parte in causa: la famiglia Caneschi” e il suo avvocato. Nel processo civile Facci fu condannato definitivamente dalla Cassazione a rifondere 70 milioni di lire di danni per il libro “Presunti colpevoli” (Mondadori): “difetta - scrivono i giudici - sicuramente la verità delle notizie pubblicate”, visto che Facci è autore di “pura invenzione fantastica” e “finge di ignorare” i fatti veri “al fine evidente di seppellire il Padalino sotto un cumulo di ardimentosi equivoci, volti a minarne la credibilità… L’intento dell’Autore... si rivela precisamente quello di delegittimare il singolo magistrato… Il narratore si colloca all’interno dei Palazzi di Giustizia, ma non come un cronista obiettivo, e tanto meno come un ‘comune cittadino’, bensì come un abile sfruttatore di quelle innegabili anomalie del sistema, da cui trarre e alimentare l’onda della sfiducia verso la serietà del singolo operatore della giustizia, attraverso una trama sottile di espressioni calunniose … La diffamazione così perpetrata costituisce reato poiché la coscienza e la volontà del Facci di diffondere quella congerie di notizie inveritiere è fuori discussione”. Un bel ritrattino. Anche i giudici, evidentemente, sono fisionomisti. Precisazione: Nella puntata di Annozero del 19 aprile scorso, Facci non disse che Mangano non era mai stato condannato, anzi lo definì "mafioso", anche se difese Berlusconi che in quei giorni aveva raccontato la superballa. Poi però dimostrò di sapere ben poco della vicenda del presunto "stalliere": infatti scrisse sul Giornale che la famosa telefonata Mangano-Dell'Utri, a proposito di un certo "cavallo", "non vi fu mai". Invece vi fu eccome: fu intercettata dalla Criminalpol il 14 febbraio 1980 alle ore 15.44. Lo sa bene chi ha seguito il processo Dell'Utri, dove i pm ne fecero ascoltare l'audio e ne depositarono la trascrizione letterale. (m.trav.) October 19 Spangher, chi era costui? (di Marco Travaglio)L’altro giorno, grazie a Gian Antonio Stella, abbiamo scoperto che Cesare Previti è ancora iscritto all’Ordine degli avvocati di Roma, due anni e mezzo dopo le condanne definitive per Imi-Sir (6 anni) e Mondadori (1 anno e mezzo). Comprava i giudici e le sentenze, ma chi se ne frega. Evidentemente Cesarone, pur lontano dai riflettori, continua a contare parecchio. Lo dimostra il candidato scelto dal Pdl per la Corte costituzionale al posto dell’impresentabile (nel senso etimologico del termine) Pecorella. Si chiama Giorgio Spangher, ha 64 anni, è un avvocato triestino, insegna Procedura penale alla Sapienza ed è stato membro laico del Csm dal 2002 al 2007 in quota FI. Anzi, in quota Previti. Per 5 anni si battè come un leone contro i migliori magistrati d’Italia, da quelli di Palermo a quelli di Milano. Ma fu nell’estate del 2003 che gettò la maschera: il ministro Castelli aveva appena ricevuto la relazione, ancora top secret, dei suoi ispettori che proponevano di punire i pm Colombo e Boccassini perché rifiutavano di mostrare a Previti e Berlusconi il fascicolo 9520/95 coperto da segreto (obbedivano alla legge). Spangher lavorò di sponda: come presidente della I commissione del Csm, che segue le procedure di trasferimento, attivò una pratica per cacciare Colombo e Boccassini da Milano per “incompatibilità ambientale". Intanto un sedicente "Comitato per la Giustizia" li denunciava alla Procura di Brescia per abuso d’ufficio (sempre per aver tenuto segreto un fascicolo segreto). Fu allora che, grazie a un giornalista, si scoprì il perché della solerzia spangheriana: il professore, oltreché membro del Csm, era anche un consulente retribuito dei coimputati di Previti e Berlusconi nel processo Imi-Sir/Mondadori, avendo firmato per le loro difese ben tre pareri "pro veritate" contro i magistrati milanesi. Conflitto d’interessi? "Ma no, ho dato quei pareri - si difese l’interessato - senza guardare le carte". Una barzelletta. I primi due pareri, stilati per conto degli eredi di Rovelli e di Giovanni Acampora (poi condannati per corruzione giudiziaria), portano le date del 16 luglio e del 4 ottobre 2001, quando le difese speravano di far annullare il rinvio a giudizio di tutti gli imputati in base alla sentenza della Consulta che aveva annullato alcune tappe dell’udienza preliminare. Spangher diede manforte, scrivendo che su tutti gli atti del gup pendeva un "vizio assoluto e oggettivo". Dunque s’imponeva l’annullamento del rinvio a giudizio e "la regressione processuale per tutti gli imputati" alla casella di partenza: nuova udienza preliminare. Il Tribunale fu di diverso parere e il 23 novembre 2001 salvò gli atti cambiandone la motivazione. Sfumata la speranza di azzerare il processo, partirono le manovre per farlo trasferire da Milano a Brescia, con la legge Cirami. Anche sul legittimo sospetto Spangher, consulente multiuso, si diede da fare: nuovo parere del 23 maggio2002, sempre a favore del figlio e della vedova di Rovelli: "Ho esaminato le richieste dei signori Rovelli nonché di Berlusconi, Verde, Pacifico, Previti... Sull’intero Tribunale di Milano grava un legittimo sospetto non eliminabile con normali misure". Il professore si avventurava poi in spericolati paralleli fra la Milano del 2002 e l’Italia dei "procedimenti post-bellici ai collaborazionisti" col fascismo. Descriveva una Milano in preda a moti pre-insurrezionali: "lacerazione e frattura del tessuto sociale, istituzionale, politico ed economico", in cui "agli imputati è impossibile esplicare pienamente i diritti processuali". Colpa del “Resistere, resistere, resistere” di Borrelli, dei girotondi e addirittura del "contrasto istituzionale del ministro con il Csm". Dunque i processi dovevano passare a Brescia: "Nell’interesse di tutti", beninteso. La Cassazione smentì ancora una volta le sue tesi. Ma Spangher intanto aveva già traslocato a Palazzo dei Marescialli. Qui, il 15 luglio, la VI commissione discuteva del segreto opposto dai due pm agli ispettori sul fascicolo 9520/95. E tirava aria di sconfitta per Previti & C. Così il consigliere-consulente fece arrivare dal ministero la relazione ispettiva contro i due pm. Una manina gentile ne recapitò subito copia al Giornale, che l’indomani la pubblicò in esclusiva. Castelli non gradì e prese le distanze. Rognoni, vicepresidente del Csm, criticò il conflitto d’interessi di Spangher, che alla fine non partecipò al voto del Csm sull'ispezione a Milano. Ora potrebbe diventare giudice costituzionale, al posto di Romano Vaccarella (già avvocato civilista di Previti). La domanda è: alla Corte costituzionale c’è un seggio riservato a Previti, come i banchi ex voto delle chiese, o si può nominare anche uno che non abbia lavorato per Cesare? SOLIDARIETA' A MARCO TRAVAGLIOYoko Onan (di Marco Travaglio) Mi scuso per l'intrusione, ma siccome sono diventato il condannato più famoso d'Italia, vorrei dire qualcosa anch'io sulla sentenza della giudice Di Gioia che, in primo grado, ha ritenuto diffamatorio per Cesare Previti un mio pezzo pubblicato nel 2002 sull'Espresso, in cui Previti era citato in mezza riga. Anzi, non sulla sentenza, che non c'è ancora (verrà depositata tra 60 giorni) e che comunque, più che commentata, andrà appellata nella speranza che sei occhi in Corte d'appello vedano meglio dei due del giudice monocratico. Vorrei dire qualcosa su tutto ciò che l'ha accompagnata. Perché, come sono certo di non aver diffamato nessuno, men che meno Previti (reato impossibile), non sono altrettanto sicuro che le cronache dedicate alla sentenza, a reti ed edicole unificate, non siano diffamatorie. October 15 Troppe prove, niente arresti (di Marco Travaglio)Ora, com’è noto, c’è un solo motivo che può consentire al Parlamento di derogare al principio di eguaglianza, bloccando l’ordinanza di un giudice: il fumus persecutionis, quando le accuse si rivelano inconsistenti al punto da far sospettare un complotto politico. Ma tutti gli intervenuti in giunta e in aula, compresi i compagni di partito, l’hanno escluso, complimentandosi anzi con i giudici per l’ottimo lavoro. Costituzione alla mano, avrebbero dovuto fermarsi lì: spetta al gip stabilire le esigenze cautelari, non ai colleghi dell’arrestando. Questi invece si sono sostituiti al giudice, sentenziando che il pericolo d’inquinamento delle prove non esiste. E pazienza se il Gip cita un bel po’ di testimoni avvicinati da emissari del senatore perché mentissero ai magistrati. Per il relatore Francesco Sanna (Pd) e il leghista Sandro Mazzatorta, l’arresto comprometterebbe “il plenum del Senato”, che scenderebbe da 315 a 314 inquilini. Quindi l’abusivo deve restare per la stessa logica del quarto a briscola: pare brutto giocare col morto. E poi i suoi reati, aggiunge Sanna, “non hanno gravità paragonabile a quelli per i quali, negli unici quattro precedenti nella storia repubblicana, il Parlamento ha approvato misure cautelari nei confronti di propri membri”. In effetti gli unici quattro parlamentari arrestati in 60 anni di storia repubblicana erano accusati di “omicidio plurimo, l’insurrezione armata contro lo Stato ed il sequestro di persona”. E Di Girolamo non ha ammazzato nessuno: rischia solo 10 anni. Il dipietrista Luigi Li Gotti prova a spiegare: l’arresto è proprio “a difesa del plenum e della legittimità di quanti han diritto a farne parte”; i pm devono ancora sentire diversi testimoni, che potrebbero essere a loro volta subornati; e ogni volta che Di Girolamo entra in Senato reitera il reato di attentato ai diritti del suo partito e degli elettori presi per i fondelli. Ma anche i senatori del Pdl appaiono felici di esser stati buggerati. E poi, come osserva spiritoso Luigi Lusi (Pd), “le prove sono talmente evidenti che non c’è bisogno di arrestarlo”. Giampiero D’Alia (Udc) si associa. Ecco: se le prove sono poche, non si arresta. Se sono tante, invece, non si arresta lo stesso. Benvenuto nel mio Spaces!
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